RAPPORTO DI MAGIA CON L'ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO
intervista a Paolo Carlini -
febbraio 2008

a cura di Valentina Confuorto

 

Maestro, lei verrà a Padova tra pochi giorni ed eseguirà un concerto di musiche italiane di primo '900. Com'è nato l'interesse per la musica contemporanea?

CARLINI E' stata una scelta maturata col tempo. Ci sono per il mio strumento dei concerti estremamente interessanti del '900 storico italiano che non vengono quasi mai affrontati: penso ad esempio alla serenata per fagotto e orchestra di Gian Francesco Malipiero, o al concerto di Nino Rota, che ho anche registrato e ha avuto recensioni ottime in tutto il mondo. L'Idillio-Concertino di Ermanno Wolf-Ferrari poi è meraviglioso, perché ha caratteristiche moderne e romantiche. Con l'Orchestra di Padova e il collega Dini Ciacci lo abbiamo anche registrato per la CPO.

Molti compositori viventi le hanno dedicato delle loro opere. Esiste ancora quello stretto rapporto tra esecutore e compositore che c'era nell'antichità?
CARLINI Per fortuna sì. Mi piace molto lavorare a stretto contatto col compositore, perché si crea l'opera praticamente insieme. Quando Marco Betta ha voluto scrivere un concerto per fagotto e orchestra ha voluto sapere anche come io preludio quando mi accosto allo strumento… Mi ha chiesto quali sono le prime note che io faccio la mattina per capire anche i mie gusti anche in fatto di tonalità. Molte volte, invece, ci si accosta a dei brani e si capisce che il compositore non ha lavorato con lo strumentista, perché sono cose o ineseguibili o non inerenti allo strumento.

La passione per il '900 riguarda solo la musica o anche altre arti?
CARLINI Riguarda tutte le arti; anche la pittura del '900 mi piace molto.

E ha un pittore preferito?
CARLINI Sì, direi Mirò.

Si dice che la vita di musicista passi tra un aeroporto e un altro: resta del tempo anche per se stessi?
CARLINI Dovrebbe… In realtà il tempo è sempre molto poco. Considero l'attività di un musicista un'attività a largo raggio. Specialmente per uno strumentista a fiato è molto importante praticare l'attività orchestrale, solistica, cameristica e d'insegnamento, e non è possibile separare l'insegnamento dalla parte artistica. Bisogna avere secondo me due caratteristiche per far fronte a tutti gli impegni: razionalità e disciplina. La giornata allora diventa molto corta… Ogni tanto però vado a pescare e questo mi rilassa molto.

Nel rapporto maestro-allievo cosa ritiene fondamentale?
CARLINI L'etica. Poi viene ovviamente la trasmissione di una solida preparazione tecnica, per poter affrontare con tranquillità il repertorio.

Lei è stato anche in nazioni molto lontane dalla nostra (Cina, Giappone, Sudamerica): qual è il pubblico che l'ha colpita di più?
CARLINI Il pubblico tedesco. Adesso lei non si aspetta quello che sto per dirle, ma in Italia abbiamo un gran numero di persone che amano la musica; c'è però scarsa attenzione da parte della politica per la vita culturale. Così tante associazioni minori sono costrette a chiudere l'attività e il pubblico nei centri più piccoli non ha proprio la possibilità di ascoltare un concerto. Il pubblico tedesco invece è quello più preparato: quando suono lì, ancor prima di eseguire il solo vedo che le persone già mi guardano - me o gli altri solisti -, quindi conoscono perfettamente la partitura.

E in Asia?
CARLINI In Giappone e in Cina ci sono sale da concerto di 3000 persone sempre stracolme ma non c'è quest'attenzione. Però mi è capitata una cosa divertente durante una tournée a Honk Kong: appena arrivati in albergo, senza nemmeno aprire la valigia, siamo stati ospiti dell'ambasciata. Lì ho conosciuto un architetto italiano appassionato di musica, che poi ho scoperto essere amico di uno dei più grandi miliardari di Honk Kong e Shangai. Mi ha chiesto se la sera successiva io ed altri musicisti potevamo andare a cena con lui. In tre giorni ci sono venuti a prendere con la Rolls-Royce e ci hanno scarrozzato da una parte all'altra della città. Insomma, in cambio di un invito al concerto abbiamo avuto tre giorni da Holliwood.

Quando è in tournée porta con sé oggetti personali o qualche portafortuna?
CARLINI No (ride di gusto), cerco sempre di far leva sulle mie capacità.

Per concludere, com'è il rapporto con Padova?
CARLINI Amo molto l'Orchestra di Padova e del Veneto, anche perché negli anni '80 ci ho lavorato insieme per qualche anno. Trovo che sia un'orchestra speciale: ha una disciplina e un modo di suonare molto belli e giusti per il repertorio che fanno. Abbiamo appena terminato un'incisione delle sinfonie concertanti di Cambini per oboe, fagotto e orchestra per l'etichetta Sony, devo dire che abbiamo fatto un lavoro davvero eccezionale. L'orchestra ha dato il meglio di sé. Mi sono divertito, ed è una cosa rara durante una registrazione: questa è una magia che con Padova si riesce a fare.

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