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Maestro, lei verrà a Padova tra pochi
giorni ed eseguirà un concerto di musiche italiane
di primo '900. Com'è nato l'interesse per la musica
contemporanea?
CARLINI E'
stata una scelta maturata col tempo. Ci sono per il mio strumento
dei concerti estremamente interessanti del '900 storico italiano
che non vengono quasi mai affrontati: penso ad esempio alla
serenata per fagotto e orchestra di Gian Francesco Malipiero,
o al concerto di Nino Rota, che ho anche registrato e ha avuto
recensioni ottime in tutto il mondo. L'Idillio-Concertino
di Ermanno Wolf-Ferrari poi è meraviglioso, perché
ha caratteristiche moderne e romantiche. Con l'Orchestra di
Padova e il collega Dini Ciacci lo abbiamo anche registrato
per la CPO.
Molti compositori viventi le hanno dedicato delle loro opere.
Esiste ancora quello stretto rapporto tra esecutore e compositore
che c'era nell'antichità?
CARLINI Per
fortuna sì. Mi piace molto lavorare a stretto contatto
col compositore, perché si crea l'opera praticamente
insieme. Quando Marco Betta ha voluto scrivere un concerto
per fagotto e orchestra ha voluto sapere anche come io preludio
quando mi accosto allo strumento
Mi ha chiesto quali
sono le prime note che io faccio la mattina per capire anche
i mie gusti anche in fatto di tonalità. Molte volte,
invece, ci si accosta a dei brani e si capisce che il compositore
non ha lavorato con lo strumentista, perché sono cose
o ineseguibili o non inerenti allo strumento.
La passione per il '900 riguarda solo la musica o anche altre
arti?
CARLINI Riguarda
tutte le arti; anche la pittura del '900 mi piace molto.
E ha un pittore preferito?
CARLINI Sì,
direi Mirò.
Si dice che la vita di musicista passi tra un aeroporto e
un altro: resta del tempo anche per se stessi?
CARLINI Dovrebbe
In realtà il tempo è sempre molto poco. Considero
l'attività di un musicista un'attività a largo
raggio. Specialmente per uno strumentista a fiato è
molto importante praticare l'attività orchestrale,
solistica, cameristica e d'insegnamento, e non è possibile
separare l'insegnamento dalla parte artistica. Bisogna avere
secondo me due caratteristiche per far fronte a tutti gli
impegni: razionalità e disciplina. La giornata allora
diventa molto corta
Ogni tanto però vado a pescare
e questo mi rilassa molto.
Nel rapporto maestro-allievo cosa ritiene fondamentale?
CARLINI L'etica.
Poi viene ovviamente la trasmissione di una solida preparazione
tecnica, per poter affrontare con tranquillità il repertorio.
Lei è stato anche in nazioni molto lontane dalla nostra
(Cina, Giappone, Sudamerica): qual è il pubblico che
l'ha colpita di più?
CARLINI Il
pubblico tedesco. Adesso lei non si aspetta quello che sto
per dirle, ma in Italia abbiamo un gran numero di persone
che amano la musica; c'è però scarsa attenzione
da parte della politica per la vita culturale. Così
tante associazioni minori sono costrette a chiudere l'attività
e il pubblico nei centri più piccoli non ha proprio
la possibilità di ascoltare un concerto. Il pubblico
tedesco invece è quello più preparato: quando
suono lì, ancor prima di eseguire il solo vedo che
le persone già mi guardano - me o gli altri solisti
-, quindi conoscono perfettamente la partitura.
E in Asia?
CARLINI In
Giappone e in Cina ci sono sale da concerto di 3000 persone
sempre stracolme ma non c'è quest'attenzione. Però
mi è capitata una cosa divertente durante una tournée
a Honk Kong: appena arrivati in albergo, senza nemmeno aprire
la valigia, siamo stati ospiti dell'ambasciata. Lì
ho conosciuto un architetto italiano appassionato di musica,
che poi ho scoperto essere amico di uno dei più grandi
miliardari di Honk Kong e Shangai. Mi ha chiesto se la sera
successiva io ed altri musicisti potevamo andare a cena con
lui. In tre giorni ci sono venuti a prendere con la Rolls-Royce
e ci hanno scarrozzato da una parte all'altra della città.
Insomma, in cambio di un invito al concerto abbiamo avuto
tre giorni da Holliwood.
Quando è in tournée porta con sé oggetti
personali o qualche portafortuna?
CARLINI No
(ride di gusto), cerco sempre di far leva sulle mie capacità.
Per concludere, com'è il rapporto con Padova?
CARLINI Amo
molto l'Orchestra di Padova e del Veneto, anche perché
negli anni '80 ci ho lavorato insieme per qualche anno. Trovo
che sia un'orchestra speciale: ha una disciplina e un modo
di suonare molto belli e giusti per il repertorio che fanno.
Abbiamo appena terminato un'incisione delle sinfonie concertanti
di Cambini per oboe, fagotto e orchestra per l'etichetta Sony,
devo dire che abbiamo fatto un lavoro davvero eccezionale.
L'orchestra ha dato il meglio di sé. Mi sono divertito,
ed è una cosa rara durante una registrazione: questa
è una magia che con Padova si riesce a fare.
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