MUSICA n. 102 febbraio/marzo 1997
INTERVISTA A PETER MAAG
Peter Maag: Serenità buddista all’ombra di Furtwängler
di
Gian Andrea Lodovic
 

Peter Maag, l'ultimo direttore d'orchestra vivente che possa vantare di aver avuto quale maestro Wilhelm Furtwängler, porta con invidiabile freschezza i suoi settantotto anni e se i suoi gesti sono oggi più misurati quando dirige l'orchestra, la sua cordialità è davvero senza limiti. Si può restare ore e ore ad ascoltare i suoi ricordi, che coinvolgono tutti i più grandi direttori d'orchestra, solisti e cantanti degli ultimi cinquant'anni, tanto da restarne affascinati anche se non avessimo particolare familiarità con i soggetti dei suoi racconti. Eppure ancora oggi, quando Maag finisce col parlare di Furtwängler, una profonda emozione traspare nel grigio chiaro dei suoi occhi.

Senza dubbio l'incontro con Furtwängler è stato l'evento più importante della mia vita. A quel tempo ero pianista ed ebbi il privilegio di suonare il Quarto Concerto di Beethoven sotto la sua direzione. Si instaurò subito un rapporto cordiale tra di noi e iniziammo già dopo le prove a parlare di musica e di interpretazione. Con mia grande sorpresa al termine del concerto Furtwängler mi si avvicinò e mi disse: "Perchè non prova a dirigere? L'ho osservata quando stasera suonava il concerto e aveva gli occhi più sull'orchestra che non sulla tastiera. Quasi quasi era più lei a dare gli attacchi che non io". Gli risposi che certo mi sarebbe piaciuto dirigere ma non avevo assolutamente idea di come fare per diventare un direttore d'orchestra. Così mi disse: "Deve fare come le dico: cominci a dirigere in un piccolo teatro, facendo tutta la necessaria esperienza, da Maestro Sostituto a Repetitor, fino a Direttore Principale. Ma deve essere un teatro non importante davvero, in modo che le possa venire garantita l'occasione di dirigere". L'idea di dirigere non mi dispiaceva affatto e seguii subito il consiglio di Furtwängler trovando lavoro in un piccolo teatro svizzero, a Biel-Solothurn. Là avevamo un'orchestra di soli ventidue musicisti e non più di venti coristi e con queste forze abbiamo fatto - pare quasi incredibile - tutto il principale repertorio operistico, compresi Tannhäuser, Don Carlos ... Certo che il tutto fu un pò avventuroso: ovviamente avevamo un pianoforte e un harmonium nella buca dell'orchestra e prima di eseguire un'opera ne curavamo uno speciale arrangiamento. Avventuroso si ma anche con grande esperienza, perchè nei cinque anni che rimasi in quel piccolo teatro ebbi la possibilità di dirigere tutte quelle opere che altrimenti un direttore quasi debuttante non avrebbe forse mai potuto affrontare. Vorrei perciò consigliare e augurare una simile esperienza a tutti i giovani direttori. La stagione a Biel-Solothurn andava da ottobre all'inizio di aprile così che in primavera e in estate Furtwängler mi chiese di seguirlo come assistente. Ovviamente viaggiare con lui, parlare con lui e osservarlo dirigere molto da vicino è rimasta per me un'esperienza straordinaria. Furtwängler sul podio era letteralmente magico e in quei periodi passati con lui mi ritrovavo sempre a pensare in che modo fosse in grado di trasformare i colori dell'orchestra attraverso la sua persona. Bene, dopo un pò di tempo scopersi che non era il suo gesto o in senso lato un movimento ad ispirare l'orchestra ma il suo sguardo: figurarsi che qualche volta i musicisti dicevano scherzando che quando Furtwängler iniziava a battere il tempo, loro contavano fino a dodici e poi iniziavano. La sua magia non risiedeva dunque nelle sue mani o nelle sue braccia, ma nei suoi occhi, con i quali catturava tutti i musicisti controllando i passaggi più difficili e persino le dinamiche soltanto con gli occhi. Così succedeva che quando Furtwängler si confrontava con un'orchestra che non era abituata al suo peculiare modo di dirigere, all'inizio i musicisti avevano delle difficoltà, con quella sorta di movimento tremolante della bacchetta che era difficile da localizzare. Ma passati pochi minuti il risultato era miracolosamente pulito e l'orchestra soggiogata dai suoi occhi. Ora, per un direttore, è sempre difficile ottenere un perfetto assieme nei primi accordi della Quinta Sinfonia di Beethoven o in quelli del Flauto Magico ma, cosa strana, non ho mai sentito un accordo anche solo imperfetto durante un concerto di Furtwängler con il suo gesto indefinito. Ho passato molti anni a dirigere e ad ascoltare altri grandi direttori ma non ho mai provato la stessa emozione che provavo con Furtwängler, con la sua possente e intensa visione del pezzo che dirigeva, perchè Furtwängler era la musica fatta a persona.

 

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E' sempre affascinante sentir parlare Peter Maag dei grandi direttori di questo secolo. Ma provate a chiedergli qualche episodio curioso e non rimarrete delusi.

Un episodio curioso? Ci sono direttori che curano in maniera particolare le proprie prove e altri che le considerano quasi una formalità. A Hans Knappertsbusch per esempio non piaceva provare. una volta doveva dirigere una Sinfonia di Ciaicovski e arrivò di conseguenza alle prove. Fece fare all'orchestra qualche battuta e quindi disse: "Vedo che siete ben preparati. Andiamo al secondo movimento. Fatemi sentire dalla lettera B". Provò ancora per sei battute poi disse: "Grazie molte e nel "Finale" state attenti alla lettera W vado in sei ma solo per due battute quindi ritorno alla breve". Così qualcuno dall'orchestra si alzò e disse a
Knappertsbusch: "Senta Maestro, non abbiamo mai suonato questa Sinfonia. Possiamo suonarla almeno una volta, per avere un'idea di tutto il pezzo?". Knappertsbusch, tra l'annoiato e il rassegnato, accettò allora di eseguire l'intera Sinfonia ma naturalmente era di cattivo umore e prima che fosse suonato lo "Scherzo" disse all'orchestra: "Questa mattina niente ritornello". Di fatto non tutti i musicisti avevano capito che questa precisazione era valida solo per la prova, così che al concerto quando cominciarono il ritornello l'orchestra era mezza di fuori. Knappertsbusch allora, dopo avere faticato non poco a rimettere insieme l'orchestra disse ad alta voce, perfettamente udito dal pubblico presente: "Accidenti alle vostre prove!!".

Posso assicurare che le prove di Peter Maag sono accurate ma sempre serene. Forse questo può essere un retaggio della sua passata esperienza con i monaci di un monastero nell'Himalaya...

Deve sapere che inizialmente accanto alla musica avevo studiato teologia e Filosofia e rimanevo sempre affascinato da ogni aspetto del misticismo e dalle religioni orientali. Un giorno, eravamo negli anni sessanta, decisi così di entrare in un monastero buddista per pochi mesi e lo feci con convinzione: tanto che nel monastero finii col rimanere per due anni. Imparai tutto sulla concentrazione, sulla meditazione, e penso che abbiamo influenzato non poco il mio modo di fare musica. Tuttavia se questo fu molto positivo per me come musicista, non posso dire che lo fu altrettanto per la mia carriera: la mia improvvisa partenza, il mio abbandonare impegni già sottoscritti non fu capito e fu anzi dai più condannato. D'altra parte io sentivo dentro di me un bisogno irrefrenabile di andare là sull'Himalaya, lontano dalla mia solita vita, dal mio viaggiare da un continente all'altro senza posa. Mi ero detto che quel tipo di vita non aveva niente a che fare con la musica con la teologia e che stavo diventando giusto un uomo d'affari. Me ne andai in quel monastero per pulire me stesso, per ritrovare il vero spirito della musica e per divenire vittima della routine. Certo è che quando ritornai dopo una pausa di due anni, molti mi avevano dimenticato e dovetti quasi ricominciare daccapo: imparai allora che si dimentica molto facilmente...

 

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Prima di sparire per due anni, Peter Maag aveva già completato la maggior parte delle sue famose registrazioni per la Decca/London, compreso Mozart, Mendelssohn e alcune opere come la Luisa Miller con Pavarotti, la Caballé e Milnes.

Ho ancora un piacevole ricordo di quelle registrazioni, specialmente del Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn e delle Sinfonie di Mozart. La Sinfonia in la maggiore n. 29 di Mozart è la mia favorito fra le registrazioni che uscirono ma credo che la mia migliore incisione in assoluto sia stata la Sinfonia n. 34 che registrai alla fine degli anni Cinquanta con la London Symphony e che stranamente non è mai apparsa in LP o CD. Non ho mai veramente capito perchè questa registrazione sia rimasta inedita: era originariamente concepita in accoppiamento con la Sinfonia n. 38 diretta da Karl Böhm che, facendo fede a quanto mi riferì la Decca, non era contento di avere una sua interpretazione di una Sinfonia da un lato del disco e dall'altro l'interpretazione di un'altra Sinfonia da parte di un direttore poco conosciuto. Non so se questa sia la verità, sebbene io possa anche comprendere il punto di vista di allora di Böhm, ma il fatto è che quel master della Sinfonia è finito da qualche parte negli archivi della Decca e nessuno, eccetto me e i produttori, ascoltò quella registrazione. credo che una tale situazione sia frustrante per qualsiasi direttore d'orchestra. Non potete immaginare come sia stato felice di avere finalmente ri-registrato questo capolavoro mozartiano con l'Orchestra di Padova e del Veneto.

Come direttore Peter Maag è universalmente conosciuto quale uno specialista di Mozart. E' difficile enumerare quante volte abbia diretto la trilogia Mozart-da Ponte, Il Flauto Magico o Il ratto del Serraglio, ma egli è con tutta probabilità il direttore vivente che può vantare il maggiore numero di esecuzioni di tali capolavori.

Le opere di Mozart erano il nostro pane quotidiano a Biel-Solothurn e sin da quel periodo non è passato anno che non le abbia dirette, così che mi sento veramente coinvolto da questa musica. Quando ero giovane devo confessare che la mia grande passione era Wagner ma piano piano il mio interesse per Mozart è divenuto predominante. Ancora oggi mi sento veramente felice quando sono riuscito a migliorare qualcosa nella mia comprensione delle sue opere. E la mia ricerca non è affatto terminato... Cosa strana nessuno mi chiese in passato di registrare le opere di Mozart e per la verità non ne cercai neppure io l'opportunità. Eppure oggi, sebbene per qualcuno la registrazione possa non essere un'assoluta priorità, sarei felicissimo di avere l'occasione di lasciarne una testimonianza.

Ho conosciuto molti direttori quando erano in età avanzata e, con la sola eccezione di Sergiu Celibidache, ciascuno era ansioso di fare nuove registrazioni: Karajan, Bernstein, Böhn... Una cosa di questo tipo sta accadendo anche a Peter Maag, sebbene durante le sessioni di registrazione il suo entusiasmo e la sua freschezza siano quelli di un ventenne. Sessioni di sei ore equivalgono a pochi minuti per il suo spirito e il suo fisico: ricordo che durante la registrazione di una delle Sinfonie di Beethoven per la Arts, Maag rimase sul podio senza far intendere che era malato ma sopportando tranquillamente la febbre alta e una broncopolmonite doppia. "Grazie all'aria pulita delle montagne" mi disse, riferendosi alla sua casa, lassù nelle Alpi svizzere vicino a Saint Morritz, intendendo con questo che l'aria e la natura avevano fortificato il suo corpo e il suo animo.

Ho una stretta forma di relazione con la natura sin dalla mia infanzia. Mi piace camminare, mi piacciono le montagne e credo che quando si è vicini alla natura si possa avere una più nitida sensibilità per la musica. Se si possiede tale sensibilità si può meglio seguire il proprio istinto e si possono raggiungere punti altrimenti irraggiungibili. l'istinto spesso non segue la logica e mi capita che qualcuno dei miei allievi, durante i miei Corsi di direzione, mi chieda: "Perchè lei fa questo?" e talvolta esito a rispondere, semplicemente perchè non conosco la risposta. Ma se sono obbligato a rendere intelleggibile la mia intuizione, se devo darne una spiegazione logica, lo stesso processo mentale che compio finisce con l'approfondire la mia conoscenza di quella musica.

 

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Ci sono moltissime intuizioni nelle sue registrazioni di Beethoven. Peter Maag ha inciso questi basilari capolavori solo dopo il settantacinquesimo compleanno, sebbene li avesse eseguiti in tutto il mondo per più di quarant'anni: quasi un paradosso per un direttore chiaramente legato al mondo della musica tedesca che è stato anche allievo di Furtwängler. E ancor più paradossale e che Maag abbia scelto di registrare le Sinfonie con un gruppo orchestrale decisamente più piccolo delle orchestre tradizionali dell'interpretazione romantica, che offrono Sinfonie dal forte impatto sonoro utilizzando schiere di archi e fiati raddoppiati

Sono sempre stato timoroso di fronte ad una registrazione delle Sinfonie di Beethoven, forse perchè ho vissuto l'irripetibile esperienza di vederle preparare e dirigere da Furtwängler e pensavo che non sarebbe stato mai possibile eguagliare quelle esecuzioni. Tuttavia a poco a poco ho preso coraggio ed è stata una meravigliosa esperienza come direttore registrare tali capolavori negli ultimi anni della mia vita, sebbene Beethoven sia una vera avventura a ogni età. Se Furtwängler potesse ascoltare queste esecuzioni, vorrei sperare che vi trovasse una rispondenza con i suoi insegnamenti ma sono sicuro che mi direbbe che queste interpretazioni sono più razionali di quanto ci si potrebbe aspettare, anche se l'intuizione gioca per me un ruolo speciale.
Questo è forse un retaggio della mia collaborazione con Ernest Ansermet, il quale aveva sempre un background razionale nel suo modo di fare musica. Non a caso fu un eccellente interprete della musica del XX secolo. Ansermet instillò nella mia anima romantica gocce francesi di razionalità, e forse la decisione di registrare le Sinfonie di Beethoven con un'orchestra da camera è legata a quest'esperienza. Un'orchestra da camera non ti permette di nasconderti ma ti offre l'opportunità di mettere in evidenza gli infiniti dettagli della partitura. l'orchestra di Padova e del Veneto è comunque un'orchestra speciale, perchè i loro otto primi violino suonano come se fossero quindici e tutti i musicisti rendono il duecento per cento quando sono in concerto o registrano. Credo che questa orchestra sarà una grande sorpresa per molti critici. Così come lo sarà l'Athestis Chorus nella Nona sinfonia, un gruppo vocale che è solito eseguire musica barocca e che ha dato una piacevole freschezza al quarto movimento. Bisogna ricordarsi che Beethoven aveva si uno spirito romantico ma non fu mai completamente coinvolto da Romanticismo mentre la sua musica è realmente legata al Classicismo. E con questo voglio dire che le sue Sinfonie non devono essere eseguite come una dimostrazione di potenza orchestrale.

Stranamente Peter Maag è davvero soddisfatto per le sue registrazioni delle Sinfonie di Beethoven. Di solito ogni direttore o solista dopo aver ascoltato le proprie registrazioni trova molte differenze con il proprio modo d'interpretare e se potesse vorrebbe cambiare moltissimi passaggi o tempi. Non è il caso di Peter Maag. Forse ciò è dovuto alla tranquillità provata nel suo interludio himalayano, forse la visione di questi lavori si è in lui finalmente affermata. Egli si riconosce perfettamente in queste esecuzioni, è contento della scelta dei tempi (e che tempi!: dal velocissimo e mozzafiato "Finale" della settima al sereno e cantabile inizio della Pastorale, all'intimo e lento "Adagio" della Nona) e soprattutto crede nelle sue interpretazioni e nella sua orchestra italiana. La stessa fiducia che dimostra nel suo nuovo ciclo mozartiano, intrapreso nel 1996 sempre per la casa tedesca ARTS.

Credo che a Mozart sarebbe piaciuto suonare le sue Sinfonie con un'orchestra italiana. Ovviamente abbiamo il meraviglioso suono "viennese" di qualche speciale orchestra austriaca o tedesca, ma non va affatto dimenticato anche un suono "italiano" per molta musica di Mozart, perchè il mondo italiano fu estremamente importante per Mozart fino ai suoi ultimi anni. Il suono di un gruppo di musicisti come l'Orchestra di Padova e del Veneto non è gonfiato ma chiaro. C'è sempre una grande tensione nel loro modo di suonare, senza contare che io ritengo che la musica di Mozart sia più vicina a Vivaldi che non a Brahms. per di più l'Orchestra di Padova ha giusto le dimensioni che io reputo ideali per questa musica. Mi piacciono queste nuove registrazioni per la Decca con la London Symphony. C'è solo una grande differenza: sono più vecchio oggi e se la musica resta la stessa, sfortunatamente o fortunatamente io sono cambiato...

Lascio Peter Maag alla sua serenità e al suo entusiasmo. Lo lascio a prendersi cura della sua "Bottega" di Treviso per giovani cantanti, un'attività della quale non può fare a meno e che antepone perfino ai suoi concerti in Europa, America o Giappone. E Maag prende congedo da me dicendomi, quasi fosse un monaco tibetano : "La vita è meravigliosa ma se vivi dentro la musica tu sei il più felice degli uomini".

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