THE CLASSIC VOICE n. 4 giugno 1999
Martha Argerich
IL TOCCO VIGOROSO DELLA PASIONARIA
Ancora bambina si è avvicinata alla musica per gioco. Poi, nella fervente Buenos Aires postperionista, la rivelazione di Cortot, Rubinstein e Gieseking. Ora in Italia è di casa, ospite fisso dell’Orchestra di Padova e del Veneto.
di
Antonio Garbisa
 

Chopin, Beethoven e Schumann sono stati i grandi amori della sua vita. Senza dimenticare Mozart, Liszt, Prokof'ev o Debussy con i quali ha stregato le platee di mezzo mondo. A loro Martha Argerich, la pasionaria argentina del pianoforte, ha dedicato costantemente la sua anima con l'entusiasmo che l'ha sempre contraddistinta sul palcoscenico e nella vita. Perchè se la musica è l'arte dei suoni, per la Argerich è un universo di sentimenti da comunicare al grande pubblico. E chi ha assistito ad un suo concerto non può dimenticare la travolgente personalità che mostra ad ogni esibizione. Talento naturale, straordinaria musicalità e studio maniacale dello spartito sono tra le caratteristiche che hanno reso leggendaria la sua figura in campo internazionale. Una donna che ha saputo andare al di là delle note con una sensibilità fuori dal comune. Tanto da farle vincere in gioventù tre dei più importanti concorsi pianistici: lo Chopin di Varsavia nel '55, il Busoni di Bolzano e il Concorso di Ginevra nel '57. Poi la carriera vissuta senza risparmio tra spostamenti continui ed importanti collaborazioni artistiche, specie con i fedelissimi Misha Maisky, Gidon Kremer, Claudio Abbado e Giuseppe Sinopoli. E oggi, per la sua prima incisione dei concerti di Mozart, ha scelto l'Italia e l'Orchestra di Padova e del Veneto sotto la direzione di Alexandre Rabinovitch.

Ha cominciato lo studio del pianoforte in Argentina a cinque anni. più per gioco o con intenzioni serie?

In realtà il mio primo approccio con la tastiera avvenne all'età di due anni e otto mesi. Un'età straordinariamente precoce in cui forse tutto sa ancora di gioco e di divertimento. Mia madre, all'epoca ventunenne, aveva deciso di farmi imparare a suonare il pianoforte e credo che questa decisione fosse determinata soprattutto da una sua intima aspirazione. Cominciai così con una maestra con la quale non si seguiva lo spartito. In questo modo trascorsi due anni. Poi in due mesi imparai a leggere la musica ed entrai nella classe di Vincenzo Scaramuzza.

 

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Che si dice essere stato severo con i suoi allievi. Lo è stato anche con lei?

All'epoca era già molto in là con gli anni e certi spigoli si erano, come dire, stemperati,. Lui non insegnava pianoforte ai bambini, ma fece un'eccezione: accettò me e Bruno Gelber, un pianista che ha fatto poi un'eccellente carriera internazionale. Ricordo in particolare l'emozione della prima esibizione a sette anni con il Concerto in re minore di Mozart, il Primo di Beethoven e una Suite francese di Bach. Suonare in pubblico non mi piaceva per niente, forse era timidezza o paura. Per fortuna, non sono diventata né cantante né ballerina e quando suono il pianoforte sono sempre di profilo. Ora il rapporto con il pubblico è cambiato. Mi sono abituata e credo che con l'età si diventi più esibizionisti.

A Buenos Aires avrà certamente ascoltato molti grandi pianisti. Com'era l'Argentina di allora?

Ho vissuto in questo paese fino a tredici anni in un periodo storico particolarmente difficile, prima e dopo il peronismo. C'era molto fermento musicale. Ad esempio, al Teatro Colòn era possibile sentire artisti stranieri come Arthur Rubinstein o Alfred Cortot. Ma non mancava anche l'iniziativa privata. Erano celebri i concerti del giovedì sera nella casa del signor Rosenthal, un uomo e cultore di musica, dove venivano invitati tutti gli artisti presenti a Buenos Aires. E' lì che ho potuto esibirmi assieme a Daniel Baremboin, che aveva allora dieci anni, ed ho incontrato grandi artisti come Walter Gieseking o Solomon.

Poi il trasferimento a Vienna e l'inizio di una serie di grandi insegnanti: Gualda, Lipatti, Magaloff, Michelangeli, Askenazy. Quale di questi l'ha maggiormente influenzata?

Il mio preferito è stato Friedrich Gulda. L'avevo ascoltato per la prima volta dal vivo in Argentina ad otto anni e ne ero rimasta affascinata. Venire poi in Europa a studiare con lui è stato il coronamento di un sogno. Mi ha insegnato il senso dell'estetica musicale e mi ha stimolato ad approfondire ogni aspetto dello spartito. Anche di Arturo Benedetti Michelangeli ho un ricordo bellissimo. Dopo avermi dato soltanto quattro lezioni, diceva di avermi insegnato la musica del silenzio.

 

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Quali sono state le musiche che hanno scandito la sua vita?

Sicuramente quelle che hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. Da piccola avevo una passione per il Concerto in re maggiore di Paganini, eseguita da Yehudi Menuhin. E le confesso che mi sarebbe piaciuto studiare uno strumento ad arco. Ho sempre subito il fascino del violino e dei suoi inarrivabili virtuosismi. Per questo ho amato soprattutto i concerti per questo strumento come quello di Prokof'ev.

Si dice che lei sia molto selettiva nei confronti dei suoi collaboratori. E' vero?

Forse mi sono fatta questa fama perchè i miei dischi hanno visto la partecipazione degli stessi nomi. In realtà ho suonato con moltissimi musicisti. Certo, tengo moltissimo alle esecuzioni di musica da camera dove deve esistere un'intesa perfetta tra i componenti del duo o del trio. Ecco, ad esempio perchè scelgo musicisti come Misha Maisky per il violoncello o Gidon Kremer per il violino, amici con cui ormai lavoro da molti anni.

Le piacerebbe insegnare in futuro?

Forse si, ma ci devo ancora pensare. L'anno scorso mi hanno chiamata per un master in Giappone, e lì mi sono resa conto che per essere convincente occorre essere un pò attori e io proprio non ci riesco. L'ideale sarebbe dare delle lezioni ad un adolescente, che è secondo me il periodo migliore per l'apprendimento. Stare a contatto con i giovani mi è di stimolo: nella mia casa di Bruxelles ospito tre giovani pianisti, una coreana, un argentino e un canadese. Sentirli studiare e suonare mi sprona ad esercitarmi con maggiore costanza.

Come si regola quando deve riprendere un pezzo studiato anni prima?

Dato che regolarmente perdo quasi sempre tutti gli spartiti ricomincio lo studio dalla pagina bianca. Per la musica da camera sono invece più diligente e sto male se non ritrovo i miei appunti.

Qual è il pianoforte davanti al quale le piace sedere?

Non sono di quei pianisti che badano molto alla casa di costruzione. E sono d'accordo con quanto diceva Svjatoslav Richter: "non c'è da faticare, è il destino". Michelangeli non suonava se non aveva con sé il suo Steinway. Salvo poi angosciarsi per le condizioni nelle quali lo strumento giungeva a destinazione. In fondo poi quel che conta è saper suonare bene.

 

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C'è un perchè nel fatto che solo ora ha inciso i Concerti 10,19 e 20 di Mozart?

Credo che nella vita molte cose siano scritte nel nostro destino. E questa probabilmente doveva capitare ora. Sono comunque soddisfatta del risultato, soprattutto perchè ho finalmente trovato nell'Orchestra di Padova e del Veneto un organico straordinario con un suono, tutto italiano, molto coinvolgente, soprattutto nella sezione degli archi. E con loro ho deciso di fare presto un bis discografico nel nome, questa volta, dell'amato Beethoven.

Identikit d'Orchestra

E' datato marzo '98 l'inizio della collaborazione tra Martha Argerich e l'Orchestra di Padova e del Veneto. Allora il colpo di fulmine avvenne nel segno di Beethoven e del suo Concerto n. 1 op. 15 eseguito in tournée per l'Italia con una trionfale esecuzione al Conservatorio di Milano nell'ambito delle "Serate Musicali". E lo scorso aprile il successo si è rinnovato con il Concerto n. 1 op. 11 di Chopin. Ma è con l'uscita della prima incisione della Argerich dei Concerti n. 19 e 20 di Mozart per la Teldec che i due nomi cominciano ad essere associati in campo internazionale. Quali sono allora i motivi di tanto interesse? Innanzitutto oltre trent'anni di attività artistica alle spalle dove l'Orchestra si è distinta come una delle principale formazioni da camera europee. Con una media di circa 150 concerti l'anno, l'organico veneto, composto dai migliori diplomati dei Conservatori della regione, è stata presente nelle più prestigiose sedi concertistiche internazionali con tournée in Germania, Spagna, Stati Uniti e Giappone. Sin dalla fondazione, nell'ottobre 1966, ha goduto della presenza come primo violino di Piero Toso e dal '93 di Peter Maag come direttore principale con cui ha realizzato, fra l'altro, l'incisione completa delle Sinfonie di Beethoven per la Arts. L'Orchestra di Padova e del Veneto, sotto la guida del suo programmatore artistico Filippo Juvarra, ha ora in calendario, per la prossima stagione, alcuni concerti con artisti del calibro di Alexander Lonquich, Jeffrey Swann, Uto Ughi e Michele Campanella.

 

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